04/13
2012

Ieri mattina Francesco Depau, che nelle ultime settimane ha ripreso con grande verve la sua poliedrica attività di artista, mi ha mostrato un suo vecchio disegno che risale al 2001 (data tristemente impressa per il disastro delle torri gemelle).
Francesco mi ha consegnato il “mazzo” delle chiavi di lettura di quest’opera, che nel presente post posso solo cercare di riepilogare a caso (come si fa appunto con le chiavi, dove quella giusta è stranamente sempre l’ultima!)

Partiamo dai due personaggi ritratti: a sinistra si riconosce il filosofo Aristotele e a destra lo scienziato Galileo Galilei. La scelta non è casuale ed è corredata dai simboli con cui si caratterizzano i due personaggi: i ponderosi volumi che caratterizzano il passaggio dalla metafisica alla Filosofia, per Aristotele; il cannocchiale, che ha rappresentato la nascita dell’esperimento empirico della nascente Scienza (e la caduta dei gravi). Quindi, ancora una volta, pensiero e azione: teoria e prassi! Ma la prima cesura di quest’opera didascalica (o forse sarebbe meglio dire “cesoia”) è rappresentata dal coltello che separa le due figure: se con la sua lama Aristotele ha reciso il fiore poetico dei suoi predecessori (i vati omerici, i classici dell’umanità: Euripide, Sofocle, Eschilo…) riportando il pensiero dall’inconscio del pensiero mitologico alla coscienza della realtà mettendo le colonne non solo della sua Accademia ma costituendo la “tabula rasa” del pensiero stesso dell’uomo, tanto che tutta la tradizione successiva si è spesso riferita a lui con il celebre motto IPSE DIXIT. Cioè l’ha detto lui, Aristotele, e quindi non può essere suscettibile di miglioramento.

Quest’autorità è stata dunque il coltello messo in mano a pedanti seguaci che ha generato il germe del fanatismo (lo stesso che ha creato le guerre di religione e le dispute teoretiche di tutti i tempi) che si basa sulla fede intransigente sulle parole “rivelate”. Seguaci che sono “immortalati” dall’artista nelle figure della lumaca in primo piano (anche a voler dimostrare la “lentezza” di ragionamento) e dall’obbediente compostezza del cane (simbolo di una fedeltà acritica e immotivata se non quella di servire il padrone).

Diversa è la figura di Galileo, che per contro brandisce un cannocchiale come a voler dire: io credo a ciò che vedo, la mia fede è la mia esperienza e ciò che posso dimostrare con la ripetizione dei fenomeni osservati. Galilei non rigetta lo studio dei testi dei suoi predecessori, ma privilegia la pratica. Per lui il pensiero non può essere formato forzatamente con la “trasfusione” dei contenuti nel cervello (ecco lo strumento dell’imbuto), così come si foraggiano i polli d’allevamento.

Nella “skyline” della vignetta si stagliano anche due codici a barre, che possono anche richiamare le due torri gemelle abbattute: non è un caso che siano simboli del bieco consumismo e del sistema colonialista occidentale (messo in discussione appunto dall’attentato). Così come non è un caso che Francesco Depau abbia per circa dieci anni abbandonato il tema ricorrente dei codici a barre, per riprenderlo solo recentemente, per lo più in chiave “etnica”, come a rievocare la famosa “clava” di Einstein con cui saranno combattute le prossime guerre.

Sebastiano Paulesu

03/26
2012

Come ben sanno tutti i geometri ipnagogici, che sono sempre un angolo giro in avanti rispetto ai geometri euclidei (per non parlare dei geometri non euclidei…) lo spazio-tempo è ricurvo su se stesso e tende a formare buchi neri che fagocitano intere galassie.
L’artista dormiente Francesco Depau non ha bisogno d’ipnosi: è detentore del buco al cubo (o elevato all’ennesima impotenza!) dove l’inconscio si mescola all’infinito per restituire immagini sia agli in-cubi, sia ai sogni. Questo sguardo di glifi Maya risalendo le spirali astronomiche arriva fino a noi: ma non sarà poi la fine del mondo!

Sebastiano Paulesu

03/22
2012

Bifone

Foto di Sebastiano Paulesu (cliccare per ascoltare!)

Francesco Depau si affaccia nel campo semantico per seminare nuove piantagioni artistiche. Nel dissodare il terreno ha trovato fossili di parole sotto stratificazioni semiotiche,  che dopo una leggera scossa glottologica sono apparse in tutta la loro archetipica funzione. Le parole usate dalle prime tribù stanziali della Mesopotamia, le stesse commerciate tra l’estremo oriente e l’occidente, abusate da falsi profeti, ricondotte alla ragione da rigorosi filosofi, urlate da soldati, sussurrate dai deboli, riaffermate democraticamente da cittadini nei mercati .
Le parole ricombinate dai poeti, affilate per le arringhe di avvocati, smussate ed edulcorate da coscienziose maestre, immerse nella falsità ad uso dei politicanti, e in una corsa al sacro (moderna versione della corsa col sacco) infilate a vanvera da torme di bigotti, per finire infine sdoganate in assurdi “memi” su Facebook…

Così, memore delle pazienti passeggiate estive alla ricerca delle pietre forate sull’arenile di Platamona, l’artista Francesco Depau si è messo sul solco delle parole “bifone”, cioè con ambigua fonetica, allo scopo di dare un nuovo senso alle parole responsabili sia della Verità che della Falsità. Non vi scoraggi il rumore di fondo, alla fine la giustizia trionfa sempre!

03/17
2012

 

Postit:

Su poni l’artista
sopito supino sul postit.

Omaggio allitterato al letterato Alessandro Ponzeletti.

Foto di Sebastiano Paulesu

03/15
2012

 

L’artista dormiente Francesco Depau ha rischiato di morire col colesterolo basso e pressoché astemio!

Così in una furia salutista di cibi vegani e astinenza dai piaceri della carne e del pesce, l’artista si è cibato con alimenti Bio-estremi: per non far soffrire neppure le lattughine , solo cortecce morte.

Foto di Sebastiano Paulesu

Naturalmente tutti i cibi ingeriti erano bio-degradabili e bio-logici, quindi il risultato è stato di una lenta degradazione logica. Chiudo questa nota bio-grafica rassicurando i suoi fans ed un saluto particolare ad Alessandro Zolo.

Ingrandimento

 

Una ciotola per volta si può comprendere il fiume?
Una ciotola per volta si capisce la ciotola e si fa aritmetica.

Bevendo una ciotola per volta non puoi capire un fiume, ma puoi comprendere quanta acqua puoi bere prima di saziare la tua sete.

La meditazione è il fiume e la mente è acqua che scorre.

Francesco Depau.

03/10
2012

La scena è ancora una volta quella della piazza San Pietro in Silki di Sassari. La performance una strabiliante offerta di frutti (sette noci) alla quercia secolare, rimasta a guardare… La performance è stata “scientificamente” registrata, e dal file audio ho il compito di trascrivere rispettando le pause esatte.

Abbaiare di cani (wu wu, bau bauuu… insomma un po’ d’immaginazione)

“L’artista
Francesco Depau
offre
alla quercia
di San Pietro
multisecolare
settenòci!

Settenòci
affinché
rimanga in vita per altri settecento anni
affinché il figliodimiofiglio
dimiofigliodimiofiglio
dimiofigliodimiofiglio
per una strana combinazione
offra
alla stessa quercia
con settecentoann’inpiù
settenòci!”

Le settenòci

03/08
2012

Ci sono due modi di stare al sole: prenderlo o… esser presi! (Francesco Depau)

Questa mattina Francesco mi ha chiamato al telefono per invitarmi a prendere un caffé e qualche spicchio di sole. Mi ha dettato la notevole frase di cui sopra e poi mentre gustavamo il caffé mi ha argomentato questa sua considerazione, che riporto di seguito perché, per metafora, può servire anche agli scacchisti.

“C’è sempre una modalità dell’animo a fare la differenza. Il sole manda i suoi raggi alla stessa maniera, ma ci sono due modi per riceverli. Così come non si può distinguere un imbecille da un genio, perché il genio è una costante, mentre l’imbecille è una variante. Così nella variante genio e imbecille possono sembrare la stessa persona, sono praticamente indistinguibili. I geni sono gli anelli mancanti in una società di intelligenti, gli imbecilli sono “mancanti” e basta… Allora bisognerebbe inanellare gli imbecilli, come si fa coi piccioni viaggiatori, per tracciarne le rotte migratorie!”

L’illuminazione dipende anche dall’ombra. L’essenza può derivare proprio dall’assenza. L’artista dormiente che si sottrae all’arte vede ora il visibile nell’invisibile.

La linea che separa l’umidità dalla secchezza è il paesaggio per chi sa leggere l’immagine. Solo il creativo vede le cose dietro le cose seguendo la linea di un muro umido.

Paesaggio con artista accosciato

Francesco Depau rivela le quattro corsie dell’artista dormiente:

Prima corsia: non parlare

Seconda corsia: non sentire

Terza corsia: non vedere

Quarta corsia: non esserci

per non voltarti quando ti chiamano.

11/20
2011

Il signor Francesco Depau è molto fiero che nella sua “inazione” le cose vadano sempre meglio: così  può permettersi di togliersi qualche “perla” dalle scarpe (mica sassolini come noi comuni mortali…)

Tiene a precisare che questa frase: Bere erbe ti-sana è stata colta dal giardino delle idee senza alcuna fatica e trapiantata con metodi naturali direttamente nell’aiuola della sua scuola.